Buongiorno ai nostri amati lettori. Con il post di oggi approfondiamo ancora un po’ la cultura bosniaca parlando del caffè. In Bosnia e Erzegovina sono tangibili le radici ottomane anche sotto l’aspetto culinario. Seppur di ispirazione turca è molto sentito il distinguo su questa bevanda, il caffè bosniaco è un vero e proprio vanto.

Il caffè bosniaco

Come dicevamo, il caffè bosniaco è una chiarissima derivazione di quello turco ottomano. Ad un primo sguardo infatti si ha a che fare con un prodotto del tutto identico a quello da cui trae origine. In Bosnia però tengono a precisare che la differenza è nella sua preparazione e, in alcuni casi, nel rituale della degustazione stessa.

Come è facile intuire anche dalla foto si tratta di un caffè preparato e servito in una džezva, caffettiera tipicamente turca e balcanica, caratterizzata dal suo più o meno lungo manico. Da lì viene versato in una tazzina senza manico chiamata fildžan. Nella tradizione balcanica e bosniaca viene servito accompagnato da acqua e zollette di zucchero.

La preparazione del caffè bosniaco

La primissima particolarità del caffè bosniaco risiede nella sua preparazione. Nella caffettiera džezva si deposita della polvere finissima di chicchi di caffè, per poi versare acqua bollente. A questo punto si mette la caffettiera sul fuoco fino a portarlo quasi a bollire. Quando salgono in superficie le prime bolle si deve cercare di mantenere costante la temperatura evitando di farla salire oltremodo e permettendo quindi la creazione di una specie di schiuma densa. Tradizionalmente la temperatura si mantiene allontanando e avvicinando più volte la džezva al fuoco. A questo punto si può servire in tavola.

Caffè bosniaco

Caffè bosniaco

Il rito

Anche in tavola c’è un rituale da seguire per caratterizzare il caffè bosniaco. Dicevamo che il caffè viene servito con acqua e qualche zolletta di zucchero.
La degustazione tradizionale prevede che qualche goccia d’acqua venga presa dal bicchiere con un cucchiaino e venga versata nella džezva. Mescolando solamente in superficie si rende omogenea la schiuma che, sempre col cucchiaino, va trasferita nella tazzina. A questo punto si può versare una prima tazzina di caffè aiutandosi con il manico della džezva.
Il rito prevede che il primo assaggio avvenga inzuppando leggermente una zolletta di zucchero nel caffèper poi succchiarla.
Dalla caffettiera si può ricavare più di una tazzina di caffè, perciò si può considerare come una bevanda “lunga”. L’importante per chi non è abituato a avere a che fare con questi oggetti è di procedere sempre con calma. Versare troppo velocemente il caffè oppure versarlo tutto farebbe finire la polvere di caffè nella tazzina, e berla non sarebbe una bella sensazione.

 

 

 

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