Etimologicamente il deserto è il luogo dell’abbandono, dell’incolto, dell’arido, ma nello stesso tempo è un luogo evocativo, magico, oserei definirlo il luogo del desiderio. Qui, i pensieri prendono forma, si animano di nuovi colori, di incessanti sapori. Qui, il corpo esperisce non altro che se stesso. Un corpo denudato, privo di presenze angoscianti, insomma un corpo vivo. La metafora del deserto va intesa in una dimensione di necessità da parte dell’uomo, una sorta di ascesi, un esercizio di auto trasformazione che avviene proprio attraverso la sperimentazione e l’apprendimento della potenza del corpo e dei suoi limiti. E soltanto in un luogo atopico l’uomo può liberarsi dai limiti imposti culturalmente. Il deserto, che rappresenta il nulla della nostra esistenza, diviene così il luogo di massima espressione e manifestazione del desiderio.

Questa breve introduzione per regalarvi un punto di vista forse non banale. La nostra è una posizione che vi permetta di lasciare i pregiudizi a casa, in quel luogo fatto di materialità, credenze forse errate e lasciarvi trasportare sulle dune da granelli di onde e passi lenti ma decisi di dromedari “amici”.

La nostra avventura verso il deserto del Sahara marocchino

Il nostro viaggio a Marrakech prevedeva sin dall’inizio l’avventura nel deserto. Tra le varie opzioni che avevamo a disposizione noi abbiamo scelto un tour di tre giorni nel deserto del Sahara, spingendoci nel cuore di Merzouga.

La nostra avventura è iniziata dopo una bella ed abbondante colazione nel riad in cui alloggiavamo, nel cuore della medina. Da qui abbiamo raggiunto il luogo di ritrovo per la partenza, con un furgoncino. Eravamo in otto e da quel momento quelle persone di nazionalità così diversa (Giappone, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Messico) hanno arricchito la nostra esperienza, diventando i nostri compagni. Ma l’amico che ha allietato il nostro lungo viaggio è stato Abdal, un autista impeccabile, simpaticissimo, pieno di allegria e pronto a raccontarci (in francese) le curiosità dei villaggi berberi che man mano attraversavamo. Inizialmente è stato difficile comunicare con i nostri nuovi amici, ma l’entusiasmo e la voglia di arricchirci personalmente hanno reso tutto più semplice del previsto. Il viaggio, per quanto lungo, è stato magnificamente ricco di suggestioni. Lunghe strade, interminabili chilometri, un paesaggio unico, arricchito di vegetazione, rocce meravigliose, spazi desertici, villaggi, uomini, donne e bambini alle prese con la loro quotidianità. Un bel quadro. Un tuffo in cornici languide ma allo stesso tempo forti, crude.

Paesaggio marocchino ai piedi dell'Atlante

Paesaggio marocchino ai piedi dell’Atlante

Paesaggio e villaggio marocchino

Paesaggio e villaggio marocchino

Mercato del grano in un villaggio marocchino ai piedi dell'Atlrante

Mercato del grano in un villaggio marocchino ai piedi dell’Atlrante

L’Atlante e la Kasbah Ait Ben Haddou

Dopo l’affascinante attraversamento dell’Atlante, abbiamo visitato la Kasbah Ait Ben Haddou, apprezzata soprattutto grazie alla guida speciale di un berbero trentenne amante della sua cultura. Passeggiare tra spazi e linee vuote ma vive è stato un momento indimenticabile. Conoscere la cultura berbera da vicino, assistere all’arte del “nascondere” messaggi segreti su pezzi di carta coperti da dipinti (tecnica un tempo usata appunto per trasferire messaggi in codice), gentilmente mostrata da un berbero ci ha catapultati in un nuovo mondo, non vecchio, non diverso ma unico. Camminare, salire e scendere gradini e, tra le gentili polveri rosse e l’avanzare lento di gatti, sentire che sta per accadere qualcosa. Tutte queste emozioni ed esperienze hanno dato inizio a un processo di vera e propria metamorfosi interiore. Pian piano la cultura berbera con discrezione ci è entrata nell’anima e fondendola con questo popolo meraviglioso che in poco tempo ci ha insegnato davvero tanto.

Il passo sull'Atlante a 2260m

Il passo sull’Atlante a 2260m

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Kasbah Ait Ben Haddou

Ali

Ali

Le gole di Todra

Dopo la visita alla Kasbah i nostri occhi si sono illuminati di fronte alla maestosa bellezza delle Gole di Todra, situate vicino alla città di Tinerhir. Qui, i fiumi Todra e Dades, nel corso dei secoli, hanno dato vita ad un canyon fra le rocce. Le pareti rocciose così immense e mastodontiche dimostrano la straordinarietà della natura, intatta, immobile eppure così viva. E’ impossibile riuscire a spiegare il mix di sensazioni provate in questo luogo magico. Il semplice contatto con le acque gelide sprigiona energia pura nei nostri animi.

Ouarzazate

Ouarzazate

Donne lavano i tappeti a Tinehir

Donne lavano i tappeti a Tinehir

I colori dei tappeti berberi

I colori dei tappeti berberi

una vecchia Renault

una vecchia Renault

Capre alle Gole di Todra

Capre alle Gole di Todra

Gole di Todra

Gole di Todra

Gole di Todra

Gole di Todra

Dopo il caldo abbraccio delle Gole e dopo aver ammirato ancora una volta la semplicità di un popolo che vive con i suoi piccoli asini e la città di Ouarzazate, abbiamo passato la prima notte dell’escursione in un hotel tra le rocce dell’immensa catena montuosa. L’indomani mattina il Marocco ha deciso di sorprenderci ancora, è l’ora dell’incontro con il deserto…

Fine della prima parte 🙂

 

 

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